INTRODUZIONE CRONOLOGICA ALLA STORIA DELL’800 E DEL 900.
INTRODUZIONE
CRONOLOGICA ALLA STORIA DELL’800 E DEL 900.
Queste note schematiche servono
per presentarti e richiamare alla memoria, dai tuoi studi precedenti, i
principali problemi del programma di storia di quest’anno scolastico. Infatti
alle volte sarà necessario superare i confini strettamente cronologici per
esaminare come alcuni aspetti si evolvano fino ai giorni nostri: questo implica
che tu debba già avere una inquadratura, anche sommaria, dei momenti storici
generali. Ricorda di localizzare sempre gli avvenimenti con l’aiuto di un
atlante.
Il secolo XIX: l’epoca della borghesia.
L’800 viene definito il secolo del trionfo della
borghesia sia dal punto di vista politico e sociale che economico. Infatti durante l’800 in tutti i più avanzati
paesi europei la classe borghese, in contrasto con l’aristocrazia feudale (o
quanto restava dell’antico regime basato sui ceti ), progressivamente prende il
dominio della società ed impone delle
costituzioni liberali , con elezioni a suffragio ristretto che modificano
radicalmente la vecchia concezione dello stato; infatti contano sempre meno i
privilegi di nascita, a favore della capacità individuali. Contemporaneamente
si espande la rivoluzione industriale ( carbone, acciaio, vapore) che sconvolge
la precedente struttura economica, basata sull’agricoltura e sull’artigianato:
all’artigiano subentra l’operaio, all’oggetto artigianale il prodotto
industriale, si diffondono nuove fonti di energia e tecnologie radicalmente
diverse ( i motori a vapore, le locomotive, i nuovi macchinari). Il sistema
economico capitalista soppianta i modi di produzione e l’economia
preindustriale ( e la classe sociale ad essi legata: l’aristocrazia): esso è
basato, appunto, su società di capitale ( cioè società “anonime” per azioni,
con un ruolo determinante della banche): solo enormi capitali permettono la
rivoluzione industriale. In contemporanea ( e in connessione) con questo
impetuoso sviluppo economico si espande il colonialismo. Alla fine del secolo
tutta l’Africa e quasi tutta l’Asia (
fanno parziale eccezione solo il Giappone e la Cina) sono colonizzati dalle
potenze europee ( in primis Gran Bretagna e Francia): sono i grandi imperi
coloniali che offrono le materie prime ( e sbocchi mercantili esclusivi) alle
industrie europee.
1814 ( congresso di Vienna dopo
la caduta di Napoleone), 1848 ( moti europei e italiani): LA RESTAURAZIONE.
Con la caduta di Napoleone si
chiude, apparentemente, la parentesi aperta nel 1789 con la rivoluzione
francese: i vecchi ceti sociali tirano un respiro di sollievo e pensano di
poter “restaurare “ l’antico regime
come se non fosse successo niente: ritornano le vecchie dinastie e i vecchi
sistemi con la classica alleanza tra trono
( monarchie assolute, aristocrazia) e altare
( religione, che vedeva nei principi della rivoluzione francese il diavolo). In
realtà la cancellazione dei principi dell ‘89 non è possibile e si susseguono moti e rivolte ( 1821; 1831;) con richieste di costituzioni liberali e di
maggiore libertà individuale
La restaurazione in Italia
In Italia la restaurazione
riporta la situazione pre-napoleonica, con le vecchie dinastie: i Borbone a
Napoli e Palermo, i Savoia, in Piemonte, Liguria e Sardegna; i Lorena in
Toscana; i piccoli principato padani ( Modena, Parma e Piacenza); il Papa nel
Lazio, Umbria, Marche, Bologna e Romagna. L’impero austriaco la fa da padrone, sia
territorialmente ( il regno
lombardo-veneto) sia politicamente ( tutti
i principali monarchi, con l’eccezione dei Savoia, dipendono o si appoggiano
all’imperatore).
In realtà sotto la coltre della
restaurazione anche in Italia molto si muove: le società segrete di patrioti, in particolare la carboneria, mantengono vivi i principi della rivoluzione francese e
organizzano moti e rivolte che esplodono periodicamente, anche come riflesso
dei moti liberali europei..Gli obiettivi delle società segrete sono vari:
spingere i sovrani a concedere una costituzione liberale, abolire anacronistici
privilegi feudale che la restaurazione aveva reintrodotto, ottenere le libertà
individuali di stampa, associazione; uscire dalla dipendenza austriaca. Si
dibatte molto anche sulla unità d’Italia, con diverse ipotesi: una
confederazione di più stati,( l’idea federalista
di Giovanni Cattaneo) un’unica nazione ( una,
libera, indipendente e repubblicana come con entusiasmo sostiene Giuseppe
Mazzini): è l’inizio di quel periodo chiamato Risorgimento che porterà, nel 1861, alla unità d’ Italia.
1848: le rivoluzioni liberali
in Europa e la prima guerra di indipendenza italiana.
Il 1848 è un anno speciale: è
addirittura entrato nel linguaggio comune come sinonimo di confusione e stravolgimenti.
In tutta Europa scoppiano
rivolte: Parigi, Vienna, Berlino,
Budapest. E, ancor di più, sono rivolte che si concludono con dei risultati
concreti: in tutti i principali stati europei entravo in vigore costituzioni liberali.
Il ’48 rappresenta il fallimento della
restaurazione e il trionfo europeo del liberalismo e della borghesia.
Anche in Italia il ‘48 è un anno
di svolta. La rivolta ( i moti) scoppiano in tutte le capitali e quasi tutti i
monarchi concedono costituzioni : i Borbone a Napoli, i Lorena a Firenze, e,
Carlo Alberto di Savoia. In realtà solo quest’ultimo ( lo Statuto Albertino) sopravvisse al 48 e durò fino al 1946, quando fu
sostituito dalla Costituzione Repubblicana.
Insorgono anche Milano e Venezia contro il dominio austriaco. In aiuto
dei rivoltosi accorrono patrioti da tutta Italia e, alla fine, anche l’esercito
sabaudo capeggiato da Carlo Alberto: è la prima
guerra di indipendenza. Dopo varie vicende i piemontesi vengono sconfitti
dall’imponente esercito austriaco: Carlo Alberto abdica in favore del figlio
Vittorio Emanuele II e va in esilio; su tutta Italia incombe la “seconda restaurazione”: i monarchi
ritirano le costituzioni, l’Austria torna ad imporre la sua autorità e ha
facilmente vittoria sulle ultime fiamme rivoluzionarie: le rivolte di Venezia e Brescia, e l’effimera
Repubblica romana, sostenuta da Mazzini e difesa dal giovane Garibaldi. Il
bilancio italiano del 48 sembra un totale disastro, ma non è proprio così: a
Torino Vittorio Emanuele II si rifiuta di abrogare lo statuto e il parlamento,
e il regno di Sardegna diventa quindi un riferimento e un catalizzatore per le
aspirazioni liberali e unitarie.
1848 – 1859: il decennio di
preparazione dell’unità d’Italia.
Mentre quindi in tutti gli altri
stati italiani infuria la restaurazione post 48, a Torino il governo
parlamentare, presieduto da un eccezionale primo ministro, Camillo Benso conte
di Cavour, mette le basi per la unificazione nazionale. Cavour modernizza
l’economia e le strutture politiche del paese e stabilisce relazioni
internazionali che qualificano il Piemonte come stato più importante in Italia.
In particolare conclude un accordo con Napoleone III, diventato imperatore dei
francesi, da sempre ostile alla potenza austriaca. In seguito a tale patto (
Accordo di Plombiers) il Piemonte avrebbe ceduto Nizza e la Savoia alla
Francia, in cambio a un appoggio francese alla guerra contro l’Austria che
avesse portato a una annessione della Lombardia.
1859 – 1861: l’unificazione italiana.
La guerra con l’Austria scoppia nel 59 ( seconda guerra di indipendenza) . Gli
eserciti piemontesi e francesi sconfiggono le truppe imperiali ( San Martino e
Solferino): il momento è eccezionale: La Toscana, le legazioni pontifici (
Bologna e La Romagna), i principati padani ( Modena, Parma) insorgono, e proclamano con plebisciti la
loro volontà di unirsi sotto la corona di Vittorio Emanuele di Savoia. Alla
fine di questa fase i termini dell’accordo di Plombiers sono superati: la
Francia si annette, in seguito al suo aiuto militare, la Savoia e Nizza, ma il
regno di Vittorio Emanuele si estende non solo in Lombardia, ma anche il Emilia
e in Toscana.
E non è finito: nel 1860 da
Quarto ( vicino a Genova) di nascosto ( per così dire) Giuseppe Garibaldi parte
con mille volontari alla volta della Sicilia. Sbarca a Marsala e con una serie
di clamorosi vittorie sbaraglia l’esercito borbonico enormemente più numeroso.
Conquista l’isola, sbarca in Calabria e marcia verso Napoli e Roma. A questo
punto anche Cavour e Vittorio Emanuele intervengono e con il pretesto ( o forse
l’intenzione) di proteggere Roma e il papa. Attraverso le Marche e
l’Abruzzo l’esercito sabaudo guidato da
Vittorio Emanuele va incontro all’esercito garibaldino, che nel frattempo ha
conquistato Napoli. L’incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele avviene a
Teano , a nord di Napoli, e Garibaldi consegna al “ Re d’Italia” i territori
conquistati. Dopo un plebiscito viene proclamato, nel 1861, il Regno d’ Italia.
Mancano, al completamento dell’unità nazionale Roma e il Lazio, che restano
stato della Chiesa, il Veneto, il Trentino, e la Venezia Giulia che fanno
ancora parte dell’impero austriaco.
1860- 1914 . Il regno d’Italia fino alla prima guerra mondiale.
I primi decenni del regno
d’Italia furono molto difficili e la classe politica risorgimentale ( la destra
storica, orfana di Cavour prematuramente scomparso nel 60) li affrontò con
energia. Gli stati italiani erano estremamente diversi come struttura sociale e
economica. Molte regioni, in particolare il regno borbonico e lo stato
pontificio, erano molto arretrate: mancavano strutture ( strade, ferrovie,
acquedotti), l’analfabetismo era diffusissimo, la società sottosviluppata ( in
Sicilia sopravvivevano ancora consuetudini feudali). “Fatta l’Italia bisogna fare gli italiani” e non era un compito
facile.
Solo un elenco dei principali
problemi post-unitari:
-
il brigantaggio meridionale, cioè rivolte, fomentate
dai borbonici e dal clero, contro i“piemontesi” cioè il nuovo regno.
-
Il completamento dell’unità : in particolare il Veneto
( acquisito nel 1866, con la terza guerra
di indipendenza) e Roma, difesa dai francesi. La capitale del nuovo regno
fu individuata in Firenze ( che restò capitale fino al 1870), quando,
approfittando della guerra franco-prussiana e quindi delle difficoltà francesi
, fu conquistata Roma, attraverso la breccia di Porta Pia. Il papa si chiuse in
Vaticano, scomunico il re d’ Italia e si dichiarò prigioniero, aprendo delle
ostilità tra il regno d’Italia e la chiesa cattolica, che segnarono la politica
italiana di tutto il secolo.
-
L’unificazione amministrativa e politica di stati tanto
diversi, lo sviluppo economico, il sistema scolastico unitario.
-
Il pareggio del bilancio dello stato, estinguendo i
gravi debiti accumulati per l’unificazione. Questo provocò un forte
inasprimento fiscale ( tra cui la famigerata tassa sul macinato)
Nel regno venne applicato lo
statuto albertino e un sistema
elettorale a base molto ristretta per censo: praticamente solo pochissime
persone ( meno del 5%) potevano votare. In altre parole il regno era sostenuto
da una classe sociale molto ristretta e omogenea per censo.
Solo dopo
decenni l’emergenza fu superata e
il regno d’ Italia venne considerato una grande nazione europea.
Alla fine dell’800 l’Italia
inizia un primo sviluppo industriale, specie nella città del nord.
L’industrializzazione porta anche in Italia la nascita di una classe operaia e
i prime organizzazioni sindacali e politiche operaie. Gli ultimi anni del secolo furono in Italia
particolarmente duri: crisi economiche, proteste operaie, repressione anche
feroce ( a Milano l’esercito sparò sui manifestanti con parecchi morti).
Milioni di italiani emigrarono, specie nelle Americhe. Le tensioni sociali e
politiche raggiunsero l’apice con l’assassinio, nel 1900, di Umberto I, re
d’Italia figlio di Vittorio Emanuele II, per mano di un anarchico che intendeva
vendicare i morti nella repressione di Milano.
Il nuovo re,Vittorio Emanuele
III, iniziò un periodo di apertura
sociale e di sviluppo economico: viene chiamata età giolittiana, da Giovanni
Giolitti, primo ministro e principale uomo politico del periodo (uno dei più
grandi statisti della storia italiana). L’età
giolittiana rappresenta un progresso economico e sociale per il regno.
IL SECONDO 800 IN EUROPA.
Oltre al Regno d’Italia, un altro
stato raggiunge nel 1870 l’unificazione: la Germania. Anche la Germania era
divisa in molti stati, è il Regno di Prussia che dà vita all’opera di
unificazione sotto l’abile guida del cancelliere Otto Von Bismark. La
proclamazione dell’unità tedesca avviene alla conclusione di una guerra
vincitrice contro la Francia ( la guerra franco-prussiana: 1870): il Secondo
Reich, con a capo un kaiser ( imperatore) diventa uno dei grandi imperi
europei, assieme all’impero Russo e Austro-ungarico.
Nella seconda metà dell’800 si sviluppa
la “seconda” rivoluzione industriale: l’energia elettrica, il motore a scoppio,
gli sviluppi della chimica e delle biologia.
Contemporaneamente si scatena la corsa alle conquiste coloniali:
nascono i grandi imperi coloniali, in particolare inglese e francese. Anche il
regno d’italia, se pur tardivamente, partecipa a questa opera di conquista diventano
colonie italiane l’Eritrea, la Somalia e nel 1911, la Libia.
All’inizio del 900 praticamente
tutta l’Africa e buona parte dell’Asia era occupata dalle potenze europee, con l’unica eccezione del Giappone e
della Cina. ( Imperialismo coloniale)
IL NOVECENTO
Il secolo scorso vide grandi
rivoluzioni e cambiamenti in molti settori
-
la tecnica e la
scienza: si sviluppa la seconda rivoluzione industriale basata sull’elettricità
e sul motore a scoppio ( dal carbone al petrolio). Automobili, aeroplani,
telefono, radio, cinema , nuovi prodotti come la plastica e nuove scoperte mediche ( i vaccini, gli
antibiotici) cambiano la vita di ognuno
-
la società di
massa: da una società prevalentemente agricola a una società industrializzata:
le metropoli, movimenti politici di massa ( partiti e sindacati) con milioni di
iscritti; la creazione di una opinione pubblica, con i nuovi mass media(
giornali, radio, televisioni , cinema)
-
la perdita della
centralità politica ed economica dell’ Europa, , in favore dell’America e di
grandi stati emergenti ( Giappone, Cina, India, Brasile), dopo un faticoso
percorso di liberazione coloniale.
-
La nascita di
grandi problemi di compatibilità ambientale, di distribuzione delle risorse e
di esplosione demografica e sottosviluppo.
La prima metà del novecento: le guerre mondiali e i
totalitarismi ( 1914- 1945)
Il primo decennio del secolo è
dominato dalla prosperità e dal progresso economico in Europae negli USA, anche
se le tensioni tra le grandi potenze ( UK., F., D, Austria e Russia) per il
predominio economico e coloniale continuano ad aumentare. In Italia è l’epoca Giolittiana ( da Giovanni
Giolitti, il principale uomo politica del tempo), anni di rapida
modernizzazione.
1914- 1918: la grande guerra
Le tensioni accumulate negli anni
precedenti esplodono nel 1914 nella prima guerra mondiale, vero spartiacque del
secolo. Scoppiata con il pretesto dell’attentato al principe ereditario
d’Austria a Sarajevo, da parte di un giovane serbo nazionalista, la guerra vede
all’inizio gli imperi centrali ( Impero tedesco , Impero Austro-ungarico e l
‘ Impero Ottomano) fronteggiare gli stati
dell’intesa ( Repubblica francese,
Regno Inglese e Impero russo) mentre l’Italia restava neutrale. Nel 1915
entra in guerra a fianco dell’ intesa anche il regno d’Italia ( 24 maggio). Nel
1917 entrano in guerra, sempre a fianco dell’ Intesa, gli USA ( 6 maggio) ma nell’impero russo, in
seguito anche ai disastri della guerra, scoppia la rivoluzione comunista, lo
zar viene deposto e viene conclusa una pace separata con gli imperi centrali (
pace di Brest- Litovsk). Alle fine del 1918 gli imperi centrali sono costretti
a chiedere l’armistizio. Per l’Italia la guerra finisce il 4 novembre.
La grande guerra è la prima
guerra di massa ( milioni di soldati e di morti) e industriale ( contano i
macchianari bellici, meno gli uomini) , in questo è radicalmente diversa dalle
guerre precedenti. Inoltre essa vede per la prima volta gli USA intervenire in
Europa e la nascita di un potente stato comunista : l’ unione sovietica. (
URSS)
I trattati di pace ( Conferenza di
pace di Versailles) sconvolgono la geografia dell’ Europa: l’ impero austro-ungarico viene dissolto in
diversi stati: la repubblica austriaca ( Vienna); la Cecoslovacchia ( Praga) l’
Ungheria ( Budapest) la Iugoslavia (Belgrado). La Germania ( il II Reich) viene
rimpicciolita a favore della Polonia e della Francia, e viene penalizzata con
sanzioni durissime. L’impero ottomano
viene smembrato nei vari stati medio-orientali ( Iraq, Siria, Libano,
Giordania) e ridotto all’attuale Repubblica Turca ( Ankara). L’Italia acquisisce
il Trentino, l’Alto Adige, Trieste e l’ Istria ( questa regione dopo la seconda
guerra sarà iugoslava). La guerra ha seminato rovine, ma non ha prodotto una
pace stabile.
1920 – 1940 . i totalitarismi
in Europa: fascismo, nazismo, stalinismo.
Il ventennio successivo alla
guerra è un periodo drammatico: una grave crisi economica parte dagli USA e
colpisce tutti i paesi industrializzati: la crisi del ‘29.
In Italia la fine della guerra
non porta prosperità, ma grosse difficoltà economiche e politiche.
In questo clima nasce il
Movimento Fascista, volto a contrastare le richiesta socialiste e sindacali e
ad esaltare ideali nazionalisti. Nel 1922, in seguito alla marcia su Roma, il
re Vittorio Emanuele III conferisce
l’incarico di primo ministro ( e quindi capo del governo) a Benito Mussolini,
segretario del Partito Fascista. Mussolini resterà in carica fino al 1943 ( il
ventennio fascista). Il fascismo gradualmente stravolge lo Statuto Albertino (
che rimane formalmente in vigore): limita e poi - dal 1926 – abolisce la
libertà di stampa, scioglie partiti e sindacati, istituisce tribunali speciali
per gli oppositori politici, crea una milizia armata sotto il suo controllo: in
poche parole instaura una dittatura, senza proteste da parte del Re,
teoricamente garante dello statuto. Ma il fascismo non è solo una dittatura, è
anche uno stato totalitario: cioè attraverso la diffusa e martellante
propaganda, l’educazione dei giovani,
l’organizzazione del tempo libero, le grandi manifestazioni di massa, il fascismo vuole non solo l’obbedienza, ma
anche il consenso, l’adesione entusiasta del popolo al regime. Vuole il
controllo di tutti gli aspetti della vita del cittadino, compresa la sua mente:
le dittature del 900, cioè della società di massa e con l’uso dei moderni mezzi
di condizionamento, sono dittature totalitarie.
Nel 1933, dopo un tumultuoso
periodo di difficoltà, in Germania conquistò il potere il partito Nazional
Socialista ( Nazista) e il suo segretario Adolf Hitler, grande ammiratore di
Mussolini, divento cancelliere e in pochi mesi instaura una feroce dittatura totalitaria, nazionalista e fortemente razzista ( il III Reich).
Negli stessi anni l’URSS, dopo la
rivoluzione comunista, vede il potere assoluto di Josef Stalin, terzo grande
dittatore totalitario.
1939 – 1945 : la seconda guerra mondiale
La seconda guerra mondiale
scoppia in seguito alle tensioni dell’
espansionismonazista: dopo l’annessione dell’Austria e parte della Cecoslovacchia infatti,
Hilter decide di attaccare la Polonia, in accordo con Stalin. Contro la
Germania si muovono la Francia, che viene invasa, e la Gran Bretagna. Nel
1940 Mussolini decide di entrare in
guerra a fianco di Hitler: l’asse Roma Berlino. Nel 1941 la Germania attacca la
Russia, e il Giappone gli USA e la Cina. Le alleanza quindi sono di questo
tipo: gli alleati ( GB, USA, URSS),
le forze dall’asse ( Germania,
Italia e Giappone). In Europa la guerra si estende alla Grecia e alla
Jugoslavia, attaccate delle forze dell’asse.
Nonostante i rapidi successi
iniziali tedeschi, nel 1943 il fronte si capovolge: la resistenza e la vittoria
sovietica a Stalingrado, lo sbarco alleato in Sicilia e l’apporto militare
degli USA preludono alla sconfitta del nazismo e del fascismo ( aprile 1945). In
Italia nel 43, in seguito allo sbarco alleato in Sicilia e alle altre sconfitte
di guerra, il Gran Consiglio del
Fascismo vota un ordine del giorno
contrario a Mussolini e il re nomina un nuovo capo del governo: il maresciallo
Pietro Badoglio, che dichiara di voler continuare la guerra ( 24 luglio 43). Un
mese dopo, il 9 settembre, il governo
Badoglio conclude e rende pubblico l’armistizio con gli angloamericani, mentre
le truppe tedesche sono ancora ben presenti in Italia. La reazione non si fa
attendere: mentre in governo e la corona ignominiosamente scappano al Sud, dove
sono già arrivate le truppe alleate, nel centro-nord i tedeschi disarmano l’esercito ( lasciato senza ordini dallo stato maggiore fuggito
precipitosamente), liberano Mussolini e viene proclamata una repubblica
fantoccio, di cui Mussolini è il capo: la repubblica di Salò. Dal settembre 43
al 25 aprile del 45 l’ Italia è divisa tra regno d’ Italia ( nel Sud, e poi,
con la lenta avanzata delle truppe alleate, verso il nord: Firenze viene
liberata il 11 agosto del 1944) e la repubblica sociale di Salò, sotto il controllo spietato nazista e
fascista e contro cui viene organizzata una resistenza armata. E’ il periodo più cupo della storia
d’Italia, con rappresaglie, stragi,
distruzioni, bombardamenti. Ma dalla resistenza antifascista nasce la nuova
classe politica italiana, articolata nei tre grandi movimenti popolari:
comunista, socialista e cristiano, espressi nel PCI, nel PSI e nella DC. Queste
tre grandi forze ideali collaborano, dopo la fine della guerra – 25 aprile
- a governare l’ Italia ( un governo di
unità nazionale) , ad organizzare le prime elezioni libere a suffragio
universale ( 2 giugno 1946: votazione per l’assemblea costituente e per il
referendum istituzionale: monarchia o repubblica. Gli italiani scelgono la
repubblica ( la monarchia era troppo compromessa con il fascismo e la guerra) e
la nuova assemblea costituente redige, tra il 1946 e il 1948, la nuova
costituzione che esprime gli ideali
unitari delle forze antifasciste. La costituzione repubblicana entra in vigore
il 1 gennaio 1948.
DOPOGUERRA: IL MONDO DIVISO E LA GUERRA FREDDA
Cap 14 e 16
Con la fine della seconda guerra mondiale,
conclusasi con le bombe atomiche di Hiroshima ( 100 mila morti) e di Nagasaki,
termina il periodo più feroce del ‘900. La seconda guerra comportò circa 55
milioni di morti, 35 milioni di feriti, 3 milioni di dispersi. Il 50% delle
vittime è tra i civili ( dai 20 ai 30
milioni) tra cui 5- 6 milioni di ebrei nei campi di sterminio. L Unione
sovietica ha perduto 13,6 milioni di soldati; la Cina 6,4 milioni (nel feroce
difesa dall’invasione giapponese), la Germania 4,2 mln; gli USA 325 mila, il British
Communwealth 600 mila, l’Italia 400 mila: sono cifre mai viste nella
storia. A Nonimberga vengono processati i gerarchi nazisti
colpevoli di reati contro l’umanità ( primo passo per un diritto
internazionale) e viene fondata l O.N.U
(Organizzazione delle nazioni unite, United Nation Organisation) con sede a New
York con il compito di promuovere il progresso economico e sociale tra i popoli
e evitare future guerre. ( vedi a pag 273).
La guerra fredda
Ma subito il mondo si presenta
diviso tra due super potenze: Stati
Uniti e URRS, che incarnano anche due
sistemi economici: il capitalismo e il comunismo. Le tensioni tra i due
poli spezzano l’Europa: una “cortina di
ferro” divide i paesi di influenza sovietica dai paesi di influenza americana,
secondo lo schema delineato nell’ incontro a Yalta ( vedi
la cartina a pag 284 ). Due accordi
militari: la N.A.T.O ( paesi alleati con gli USA) e il Patto di Varsavia ( paesi alleati con
URSS) approfondiscono ancora di più le divisioni e la “sovietizzazione”
dei paesi dell’est viene completata con brutalità: Polonia, Cecoslovacchia,
Ungheria, Romania, Bulgheria, Germania dell’ est vengono, in poco tempo, strettamente legati all’ URRS.
La Germania viene stritolata
dalla divisioni : due stati: Germania federale ( ovest) e Germania democratica ( est), con la
ex-capitale Berlino, situata in Germania est, a sua volta divisa in Berlino
ovest e Berlino est, e tagliata da un minaccioso muro diventato tragico simbolo
della divisione. Solo la Jugoslavia,
guidata con fermezza dal maresciallo Tito,
eroe nella guerra partigiana, pur mantenendosi comunista, non aderisce al
blocco di Varsavia, e fonda il gruppo dei paesi “non allineati” che riscuote tante adesioni soprattutto nel terzo
mondo.
Il monopolio delle armi
nucleari rimane, potente elemento di
minaccia , esclusivo degli Usa solo per poche anni: rapidamente anche il blocco
sovietico si dota della atomica, seguito
da tutte la grandi potenze: si scatena una corsa
agli armamenti e si instaura un equilibrio del terrore. Questa
preoccupante situazione viene definita “Guerra
Fredda”: un clima di pericolosa ostilità, che però in Europa non sfocia in
guerra aperta. Ma alimenta in Asia e
Africa guerre sanguinose, insinuandosi,
alle volte, nel processo generale di decolonizzazione: ad esempio la guerra di Corea e la guerra del Vietn Nam che vedono
l’esercito statunitense impegnato in prima linea.
La decolonizzazione
La fine della guerra rappresentò,
in sostanza, la fine dell’imperialismo coloniale. I paesi colonizzati in Africa
e Asia negli anni 50 e 60 ottennero
quasi tutti l’indipendenza politica a volte in maniera pacifica ma altre volte con lotte anche sanguinosissime
in cui si intrecciavano interessi economici delle potenze coloniali e divisioni
etniche, alle volte fomentate di proposito.
L’indipendenza indiana dalla GB ne è un esempio: rivendicata dal
popolarissimo Ghandi con metodi non
violenti, vide, non appena ottenuta, il paese diviso da una guerra civile tra
mussulmani e indù ( da notare che il
sub-continente indiano non era mai
stato una nazione unica: era stato
unificato solo dal colonialismo inglese) con la divisione in due stati: India e Packistan in ostilità reciproca, per la determinazione dei confini,
fino ai giorni nostri.
Storia particolare è l’indipendenza dell’Algeria,
considerata dai francesi provincia d’oltremare. La lotta degli algerini per
l’indipendenza fu crudelissima e vide l’esercito francese, affiancato anche da
corpi speciali irregolari, impiegato in una repressione disumana contro una
guerriglia continua . Si concluse , dopo drammatiche vicende, nel 1962 con
l’indipendenza algerina. L’indipendenza
politica delle colonie alle volte fu solo formale: le multinazionali e le
grandi potenze seppero con la corruzione e con la violenza mantenere la sudditanza economica delle ex
colonie ( neo-colonialismo). Questo non toglie che il processo di
liberazione dei popoli del terzo mondo sia stato uno dei processi più
importanti della seconda metà del 900.
L’Italia nella guerra fredda.
La divisione del
mondo in blocchi ebbe un effetto immediato anche sulla politica in Italia, che si veniva e
trovare in zona di “frontiera” ( con
la Jugoslavia incominciava il “mondo comunista”). L’unità delle forse antifascista ( principalmente
DC, PSI, PCI) che aveva governato il
primo dopoguerra e contribuito alla stesura della costituzione del 1948, si
ruppe nel maggio del 47: il PCI e il PSI passavano all’opposizione e si varava
un governo centrista sempre
presieduto da De Gaspari ( DC).( vedi a pag. 322). Le elezioni del 18 aprile 1948,in un clima
profondamente segnato dalla guerra fredda, videro la vittoria schiacciante
della DC ( 48% dei voti) e l’inizio del centrismo
( DC e alleati minori al governo, PSI e PCI all’opposizione); nel 1949 l’Italia
aderiva al Patto Atlantico ( NATO).
La guerra fredda ebbe un particolare impatto
nella definizione dei confini con la Jugoslavia. La guerra aveva lasciato
profondi rancori: l’occupazione tedesca e italiana della Jugoslavia era stata
crudele (ci furono casi di crimini di
guerra compiuti anche da italiani)
e , prima della guerra, la politica fascista in Istria era di pesante
italianizzazione. Gli italiani, ingiustamente, venivano identificati con i
fascisti; rappresaglie e vendette nei loro
confronti furono spietate ( molti furono uccisi e gettate nelle foibe carsiche). L’Istria, con la fine della guerra, era stata annessa alla Jugoslavia e Trieste e territorio ( pure rivendicata) divisi in zona
A- la città- ( alleati) e zona B-
Capodistria- ( titini): Trieste
avrebbe dovuto essere un “territorio
libero” ( una specie di porto franco).
Le tensioni internazionali impedirono la realizzazione di questo progetto: la
zona A fu annessa all’Italia, la zona B
alla Jugoslavia e il contenzioso fu chiuso solo nel 1975 ( trattato di Osimo: venti anni dopo!), Circa 300 mila istriani di
cultura italiana abbandonarono l’Istria e cercarono asilo in Italia. Gorizia fu
addirittura divisa in due: la città italiana e Nova Goriza, iugoslava. Solo nel 2005, con l’entrata della
Slovenia nella Unione europea questa ferita è stata richiusa.
LA FINE DEL BIPOLARISMO, L’
UNIONE EUROPEA E LA GLOBALIZZAZIONE.
Il disgelo degli anni sessanta: Krusciov, Kennedy, Papa Giovanni
Cap. 18
Il clima di tensione tra i
blocchi contrapposti che dominò tutti gli anni 50 ( la guerra fredda) cominciò a mitigarsi degli anni sessanta. Si
cominciò a parlare di “disarmo bilaterale”
e i protagonisti di questo “disgelo”
furono il presidente sovietico Nikita Krusciov ( 1894-1971), succeduto a
Stalin, e il giovane presidente statunitense John Fitzgerald Kennedy ( eletto
nel 1960, assassinato nel 1963). Il primo si rese popolare per il coraggio
di denunciare, nel 20’ congresso del partito sovietico, le colpe dello stalinismo ( persecuzione degli avversari politici, errori economici dovuti
all’eccessivo dirigismo, “culto della personalità”); Kennedy
acquisì grandi appoggi per la sua “nuova
frontiera” cioè la lotta al razzismo e alla povertà che ancora funestavano
parte degli USA. Il questo clima migliorato si inserì anche il nuovo pontefice,
Giovanni 23^ ( Giuseppe Roncall 1881-1963) attento a smussare i
contrasti ( “bisogna trovare quello che
ci unisce e non quello che ci divide”) Clamorose le sue aperture ai
sovietici ( ricevette con grande scandalo per i reazionari il genero
di Krusciov,) diede il suo tacito
appoggio in Italia al centrosinistra, e indisse del Concilio Ecumenico vaticano II, che cambiò radicalmente l’atteggiamento
della chiesa, avvicinandola al mondo
moderno. La sua lettera enciclica “Pacem in terris” (1963) fu un documento
fondamentale per incoraggiare il disarmo, la collaborazione tra i popoli, senza
tener conto delle ideologie di appartenenza.
L’Italia dal centrismo al centrosinistra ( 1962)
Cap. 20
Anche in Italia la
contrapposizione ideologica che aveva caratterizzato il centrismo si stava
attenuando e il paese in rapida crescita domandava equilibri più avanzati.
Nacque, con grandi ostacoli, la formula del centro-sinistra, che vedeva anche il PSI inserito nella
maggioranza, accanto a DC, predominante, e partiti minori. Sotto l’abile guida
di Aldo Moro ( 1916, assassinato nel
1978)e Amintore Fanfani (1909-1999)
la nuova maggioranza si aperse ad alcune riforme: la scuola media obbligatoria ( con l’innalzamento dell’obbligo a 14 anni),
la nazionalizzazione dell’energia elettrica, l’istituzione, come previsto dalla
costituzione , delle regioni. Si tentò, anche se con esito incerto, una
programmazione economica che sviluppasse il paese secondo dei criteri generali,
in particolare che tentasse di risolvere
il grave problema del sottosviluppo del meridione.
Le rivolte giovanili nel 68
Pag. 345
Gli anni attorno al 68 sono
caratterizzati da una grande voglia di
cambiamento; la generazione nata dal dopoguerra sogna una società più giusta e egualitaria.
Nasce ( meglio: riprende) il movimento femminista che contesta le
discriminazioni di una società ancora sessista ( cioè che discrimina per sesso). I giovani, e gli studenti si
rivoltano, in USA contro la guerra del Viet Nam, in Europa contro la scerosi
del sistema scolastico e sociale. In Italia alle proteste studentesche si affiancano, dal 69, massicce lotte operaie, volte a un miglioramento
salariale e delle condizione di lavoro.
Le richieste del 68 segnarono profondamente la società italiana: negli anni
successivi, per esempio, l’accesso
universitario si aprì a tutti gli istituti superiori quinquennali, e fu
approvato lo Statuto dei lavoratori,
a tutela del diritto del lavoro ( licenziamento
per giusta causa, divieto di discriminazioni, diritti contrattuali)
La formazione della comunità europea
Dalle rovine della guerra nasce
l’idea di creare una collaborazione prima e un’unione poi tra gli stati
europei. Il trattato di Roma (
1957), antesignano dell’unione europea, definì le prima forme di unificazione (
abbassamento delle barriere doganali e dei limiti al libero scambio):
i firmatari erano sei paesi: I, F, D, B. NL. LX. Dall’Europa a 6 si passò
progressivamente all’allargamento a altri paesi che credevano nel progetto:
importante l’adesione della GB, Irlanda, Danimarca ( 1973), della Spagna,
Portogallo e Grecia (1986)e dei paesi nordici ( Svezia e Finlandia, e Austria
1995) , Progressivamente furono concordati
nuovi e più importanti campi di intesa: dal commercio allo sviluppo economico alla cittadinanza
europea, fino alla creazione di un vero e proprio Parlamento europeo, con sede a Strasburgo, dal 1975, e di un
”governo europeo ( la commissione
europea) da affiancare ai governi nazionali. Con l’ingresso di alcuni paesi
dell’ est si parla ora dell’Europa
a 25 paesi. ( 2004)
Il dissolvimento del sistema sovietico
Cap 19
Negli anni 70 e 80 la crisi
economica e lo scontento popolare nel sistema sovietico divennero sempre più
profondi: il partito unico si era sclerotizzato un una classe politica di
burocrati senza ricambio e le enormi spese militari, unite alla
disorganizzazione e ai guasti di un sistema centralizzato, avevano schiacciato l’economia e i consumi.
Il nuovo segretario generale del partito comunista sovietico e primo ministro Gorbaciov seppe interpretare questo
bisogno non più comprimibile di cambiamento e di riforme. Con una serie di
rivoluzioni pacifiche gli stati ex sovietici ( Polonia, Ungheria,
Ceco-slovacchia – successivamente divisa in due stati- Estonia, Lettonia, Lituania, Romania,
Bulgaria) si affrancano e cambiano regime politico. L’URSS si scioglie, e
nasce unione ( Unione degli stati indipendenti) con maggior indipendenza, ma pur
sempre uniti nella linee della politica estera. Questo terremoto politico ebbe
anche due importanti conseguenze: la riunificazione
della Germania e la sanguinosa divisione
della Jugoslavia in stati indipendenti, secondo degli incerti confini
etnici.
La crisi italiana degli anni
90: l’uscita dallo SME, MANI PULITE,
crisi dei partiti politici storici, comparsa delle Leghe.
Cap. 23
Anche
per l’Italia gli anni 80 rappresentarono un periodo di crisi economica e
politica, funestata da atti gravi di terrorismo rosso, culminato nel 1978 con
l’assassinio di Aldo Moro, presidente della DC , sia di stragismo nero con l’episodio più grave a Bologna, nel 1980,
con un attentato alla stazione( più di 80
morti). L’Italia era diventata una delle sei grandi potenze industriali, ma
la sottocapitalizzazione industriale ( aziende
piccole), la scarsa propensione al rinnovo tecnologico e alla ricerca e
innovazione, l’arretratezza delle infrastrutture, la dipendenza energetica , il
peso di un enorme debito pubblico che drenava risorse, l’instabilità politica
che bloccava il paese, erano gravi ostacoli allo sviluppo. Inoltre l’aprirsi al
mercato europeo e alla competizione globale da un lato favoriva l’Italia ( che è un paese prevalentemente esportatore) ma dall’altro, specie nelle produzioni
a bassa tecnologia , lo sottoponeva a
una forte concorrenza internazionale e al fenomeno della delocalizzazione
produttiva ( aziende che spostano gli
impianti di produzione in paesi a
manodopera più conveniente). Tutti questi nodi vennero al pettine
all’inizio degli anni 90, quando il debito
pubblico ( oltre
a tutti gli altri fattori) costrinsero la lira ad uscire dallo SME ( Sistema
Monetario Eurpeo: l’antenato dell’euro) .Solo una dura politica di rigore e
di riforme ( ad esempio la riforma delle
pensioni, con graduale annullamento della pensioni Baby e l’innalzamento dell’età pensionabile a 60 e 65 anni)
permise il rientro nello SME e un primo riassesto economico. Parallela
alla crisi economica vi fu una
grave crisi politica: indagini della
magistratura portarono alla luce una grave rete di corruzione che praticamente
toccava tutti i partiti della maggioranza di centro sinistra ( DC; PSI e
minori) e sfiorava anche l’opposizione. Queste indagini, che toccarono le
procure delle maggiori città, ma avevano iniziato a Milano, furono chiamate: Mani Pulite e travolsero tutta la classe
politica: l’emblema fu il segretario del PSI, Bettino Craxi, condannato al
carcere per corruzione, che si rifugiò in Tunisia, dove morì. La DC si
trasformo in Partito Popolare, subendo però una scissione interna ( il CCD); il
PCI si era già trasformato il PDS, anche esso
subendo però una scissione ( P. della Rifondazione Comunista). Inoltre
al nord del paese appaiono le Leghe ( Liga
Veneta, Lega Lombarda) che intercettano lo scontento contro l’inefficienza
dello stato.
I referendum sui sistema elettorali; la legge maggioritaria e le nuove
formazioni politiche: casa delle libertà e ulivo. Pag. 455
Un contributo fondamentale al
cambiamento politico lo diedero due referendum per il cambiamento della legge elettorale in senso maggioritario.
Il questa maniera gli lettori speravano di togliere potere alle segreteria dei
partiti e di garantire una maggior stabilità
e alternanza.
Infatti la nuova legge elettorale, che vedi riassunta nelle schede sulle leggi
elettorali, costringeva i partiti ad
unirsi insieme, se volevano avere rappresentanza parlamentare. Nasceva nel 94
un nuova partito politica, chiamato Forza
Italia, fondata da Silvio Berlusconi, miliardario milanese che aveva fatto
fortuna con l’edilizia e con la televisione commerciale. Forza Italia ebbe, nelle politiche del 94, un
grande successo coalizzando l’elettorato di destra in una alleanza con Lega e
DN ( Destra Nazionale), ma il primo governo Berlusconi durò poco per la
defezione della Lega. Nel 1996 vinse la coalizione dell’ Ulivo ( centro sinistra)
che governò fino al 2001. Alle elezioni del 2001 la coalizione Casa della
Libertà ( F.I., AN, Lega e UDC) riconquistarono la maggioranza e la persero
alle elezioni del 2006.
L’Europa Unita nel mondo globale.
Negli ultimi anni del secolo
scorso l’unità europea ebbe una brusca accelerazione: in un mondo globale,
dominato da grandi potenze ( USA, RUSSIA,CINA,INDIA, ) essere frazionati in
piccoli stati è un grave limite sia economico che politico. Vari sono stati i
passi verso questa maggior unità: il rafforzamento del Parlamento Europeo, la Corte Europea per giudicare le
violazioni degli accordi, la cittadinanza
europea che permette di spostarsi, vivere e lavorare liberamente in
qualsiasi paese dell’unione; l’armonizzazione
delle varie legislazioni nazionali in molti settori ( sicurezza, commercio ed economia, salute, ecc. : le famose norme C.E.),
politica estera coordinata e un
timido inizio di esercito europeo. La comunità si è gradualmente allargata a 25
paesi e altri hanno iniziato il lungo
percorso per l’unione. Un passo decisivo e sostanziale è stato l’introduzione,
in un gruppo ristretto di paesi comunitari
( 12 paesi ) che hanno raggiunto dei parametri economici simili ( i parametri del trattato di Maastricht
1992 cioè le condizioni di economia sana),
della moneta unica: l’Euro e
di una Banca Europea di emissione .
La moneta unica è un passaggio indispensabile per la costruzione di una forte
area economica e politica, in grado di
reggere la concorrenza dell’area del dollaro. La costruzione dell’ unità
europea però contrasta con gli interessi
particolaristici dei singoli stati e con la paura di perdere identità nazionale
, per cui non è un processo facile o lineare.
Il processo di globalizzazione,
cioè dell’integrazione economica e culturale, sta infatti segnando il nuovo
secolo . Esso pone grandi opportunità ( sviluppo
per tutti ) ma anche grandi problemi ( tensioni
economiche, squilibri tra sviluppo e sottosviluppo, compatibilità ambientale, limiti delle
risorse) e se non si è attrezzati per controllarlo, si corre il rischio di
esserne travolti.
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