KURDISTAN: LO STATO MANCANTE


KURDISTAN: LO STATO MANCANTE

La zona del Kurdistan è un posto ricco. Ricco di petrolio, di acqua e di altre ricchezze del sottosuolo (gas naturale, ecc..) abitato da circa 30 milioni di persone che vivono su un territorio grande una volta e mezzo l’Italia, spartito tra Turchia, Iran, Iraq e Siria.
Da secoli - tra esodi, persecuzioni, guerre e accuse di terrorismo – i curdi non hanno uno Stato. Ma è su di loro che oggi conta l’Occidente per contrastare l’avanzata dello Stato Islamico. I curdi sono circa il 20% della popolazione in Iraq e Turchia e quasi il 10% in Iran e Siria. Da circa un secolo lottano per un’indipendenza che nessuno Stato del Medioriente vuole riconoscergli per paura della creazione di uno Stato curdo al 100% nel bel centro dell’area mediorientale.
Quello del popolo curdo è una storia scandita da tre date.
Si parte dal 10 agosto del 1920 quando i vincitori della Prima Guerra Mondiale firmano, a Sevres, un trattato con l’Impero Ottomano che suggerisce la creazione di uno stato curdo. Ma tre anni dopo, a Losanna, un nuovo trattato sancisce la spartizione del Kurdistan tra 4 stati.
Poco più di mezzo secolo dopo, il 6 marzo 1985 ad Algeri, Saddam Hussein e lo Scià di Persia firmano uno storico accordo sui confini di Iran e Iraq nel golfo persico. L’Iran, che sta appoggiando l’insurrezione curda in Iraq, fa marcia indietro e lascia i curdi soli davanti alle rappresaglie irakene: inizia la diaspora del popolo curdo.
Infine, il 15 ottobre 2005, dopo la caduta di Saddam Hussein, un referendum approva la Nuova Costituzione in Iraq. Il Kurdistan iracheno diventa formalmente una regione autonoma e Massoud Barzani è il suo presidente.
Ripercorrendo la Storia possiam dire che i curdi abitano un’area circondata da montagne e le loro antiche origini sono quelle del popolo dei Medi (un’etnia di stirpe indoeuropea già citata dalla Bibbia e dai Greci). Anticamente erano zoroastriani e furono islamizzati a forza nel VII sec. d.C.
Storicamente schiacciati tra i confini degli imperi arabo, persiano, ottomano e russo, i curdi sono sopravvissuti nel corso dei secoli alleandosi alternativamente con uno dei vicini a spese di un’altro. Organizzati in tribù, obbedivano a dei principi feudali spesso in lotta tra loro. Solo durante l’impero Ottomano hanno vissuto un periodo di autonomia che si è interrotta con la centralizzazione dei poteri dello Stato e le riforme attuate dagli ultimi sultani. È in quel periodo che è nato, influenzato anche dalle idee che circolavano in Europa tra i popoli aggiogati dal dominio delle potenze europee, il nazionalismo curdo. Dopo la spartizione del 1923, tutti i paesi nei quali il Kurdistan fu diviso, cercarono di cancellare l’identità curda. Per cercare di sopprimere tale cultura l’uso della lingua curda viene proibito, la minoranza curda viene censita solo parzialmente e interi clan son deportati dalle proprie terre di origine per distribuirli tra popolazioni più affidabili. All’estero, tra i gruppi di espatriati in esilio, la letteratura curda e la sua cultura si svilupparono ugualmente. Organizzazioni armate nascono un po’ ovunque, ma ciascuno agisce in maniera indipendente all’interno del proprio paese di appartenenza, senza quindi coordinarsi con gli altri. Le minoranze curde diverranno così un elemento d’instabilità per tutti i governi che li devono amministrare e diventano un problema particolarmente spinoso in Iraq, dove combatteranno apertamente conttro tutti i regimi che si succederanno.
A partire del 1930 si farà strada in Iraq Massoud Barzani che legherà il suo nome a quello dello Stato curdo. In Iraq nel 58 ci fu un colpo di Stato che ricalcava in un certo qual senso il nazionalismo di Nasser in Egitto. Inizialmente si parlava di concedere una maggiore autonomia ai curdi, ma dopo le cose si evolveranno in una maniera totalmente opposta portando l’Iraq ad aderire al movimento panarabo che di certo non vedeva di buon occhio la creazione di uno Stato curdo. È qui che inizia lo scontro: nel 1958 le popolazioni kurde si solleveranno contro il governo iracheno che nel 1966 chiederà un armistizio. Durante questi anni il mezzo di propaganda più usato e seguito per la diffusione delle idee kurde è la radio (con l’emittente “Kurdistan libero” situata tra le montagne). Tra le richieste fatte dall’allora generale Barzani vi sono: l’autonomia amministrativa del Kurdistan;  la creazione di scuole, giornali e università curde; il mantenimento di un corpo d’armata composto unicamente da curdi; adeguata rappresentanza dei curdi al parlamento e al governo. La lotta è quindi stata fatta per rivendicare l’identità curda.
NB: i curdi non hanno mai cercato una vera e propria autonomia statale (con confini e tutto) puntando a una secessione poichè mirano a creare un’autonomia confederale o confederalismo democratico, cioè mirano a unire il Kurdistan senza farne uno Stato, ma rispettando le comunità (es un territorio kurdo-iracheno autonomo ma dentro lo stato iracheno).
Il resto è, più o meno, storia recente:
1970: i curdi e il governo iracheno giungono a un accordo che sancisce un’autonomia alle provincie curde del nord e garantisce l’uso della lingua curda nelle scuole e nei documenti ufficiali. Ma tale accordo non sarà mai applicato veramente, portando così i curdi a imbracciare nuovamente le armi.
Maggio 1972: visita a Teheran del presidente Nixon e del suo segretario Kissinger, dove lo Shah chiede agli USA di armare i curdi per indebolire l’avversario iracheno che minaccia i suoi interessi sul golfo persico in cambio del suo appoggio alla CIA. Al governo in Iraq vi è il partito Baath (vicino a Nasser e all’Unione Sovietica) e il presidente al-Bakr è coadiuviato nell’amministrazione dello Stato dal suo vice: Saddam Hussein. Così Nixon dà a Barzani finanziamenti per 16 milioni di dollari e i curdi insorgono contro il regime iracheno.
Nel 1974, durante una riunione dell’OPEC, Iran e Iraq annunciano di essere giunti a un accordo: lo Shah scarica i curdi e gli americani bloccano i finanziamenti. 300000 profughi curdi si riverseranno in Iran. Chi rimane in Iraq sarà deportato al sud o messo in finti campi d’accoglienza che risulteranno essere sotto il controllo della polizia irakena. Gli intellettuali curdi son così perseguitati dalla polizia irachena fino in Europa. È la prima diaspora del popolo curdo! Barzani scrive a Kissinger ma non ottiene risposta. Il partito democratico curdo si scinde e viene ripresa la guerriglia nelle montagne.
Malato di cancro Barzani muore in esilio nel 1979 e il suo partito sarà guidato dai figli Idris e Masrour. In Iran lo Shah è in esilio a seguito della vittoria della rivoluzione khomeinista, mentre in Iraq Saddam Hussein assume il potere assoluto.
Nel 1980, a seguito di un attacco a sorpresa, l’esercito iracheno invade l’Iran per allargare i suoi confini sul golfo persico. L’iraq spera in una vittoria lampo ma la risposta delle ondate umane della rivoluzione iraniana è di tutt’altro avviso. Saddam deve così ammette la propria disfatta e incolpa i curdi (colpevoli di aver appoggiato l’Iran nel corso della guerra) di tradimento, riversando su di loro una vera e propria campagna di pulizia etnica che prende avvio con l’“operazione Anfal”[1] e che comprendeva l’utilizzo dei gas. Interi villaggi furono rasi al suolo e gli abitanti furono uccisi. Il numero di morti di una sola città (Halabja) superò le 5000 unità.
Si perdono le tracce di 8000 esponenti del partito di Barzani e alla fine degli anni Ottanta i curdi scomparsi in Iraq saranno oltre 180000.
L’occidente non ha memoria di tali stragi perché in tale periodo la sua attenzione era rivolta ad altri eventi, come la dissoluzione del mondo comunista.
Nel 1991, dopo la prima guerra del golfo, i curdi son sospinti a una nuova diaspora di dimensioni bibliche. Nel 1990 Saddam Hussein invase il Kuwait con un attacco a sorpresa. Gli americani reagiscono con l’operazione “Desert Storm” e per spodestare il dittatore Hussein ricercano il sostegno di alcuni alleati e i curdi rispondono alla chiamata. In pochi giorni i peshmerga curdi riconquistano i territori precedentemente perduti ma anche stavolta li aspetta una delusione: l’occidente non può permettersi di sostituire Saddam e ciò provoca la sua immediata reazione. Gli elicotteri iracheni bombardano ciò che resta dei villaggi curdi e la popolazione è costretta a un vero e proprio esodo di dimensioni bibliche verso Turchia e Siria. Nel mese di aprile l’ONU decide di intervenire con un corridoio umanitario per prestare soccorso ai profughi. La No fly zone istituita al confine con la Turchia al 36° parallelo getta le basi per la costruzione della regione del Kurdistan. Il 19 maggio 1992 le prime libere elezioni della storia curda si concludono con un testa a testa tra il leader del partito democratico curda (guidato dal figlio di Barzani, Masrour) e dell’unione patriottica curda (Talabani) che finiscono per spartirsi al 50% i nuovi incarichi amministrativi. È in questi anni che riesplodono le rivalità tra i due partiti e così scoppia una guerra che divide la regione in due parti sotto l’egida dei diversi partiti.
Barzani è vicino al governo turco, mentre Talabani a quello iraniano.
Saddam Hussein resiste al potere fino al 20 marzo del 2003, quando verrà catturato dai Marines USA e  dai peshmerga curdi. Il governo di transizione che segue in Iraq è sotto l’egida degli USA che divide il territorio in tre aree a seconda dei gruppi etnico-religiosi maggioritari (sciiti, sunniti e i curdi). Alle elezioni i due partiti curdi si presentano finalmente uniti nell’Alleanza Patriottica del Kurdistan e ottengono il 25% dei voti.. quando con il referendum del 16 ottobre 2005 viene approvata la nuova costituzione, l’Iraq diventa uno Stato federale e il curdo è considerato lingua ufficiale accanto all’arabo. L’alleanza elegge Masrour Barzani come presidente della regione del Kurdistan e Talabani diventa presidente dell’Iraq. Riconfermato dalle elezioni del 2009, Barzani ha ottenuto un prolungamento del suo mandato fino al 2015.
Il resto è cronaca recentissima: Nel 2014 l’avanzata dell’Isis in Siria e in Iraq terrorizza il mondo ma la riconquista della diga di Mosul da parte dei peshmerga curdi convince la coalizione internazionale ad appoggiare i curdi, riaprendo così la questione curda.
Sebbene Il kurdistan sia un mondo unificato dalla lingua, ma diviso da diverse questioni tipiche degli Stati di cui fanno parte, i curdi sono comunque riusciti a creare uno Stato che ha le sue istituzioni, strutture, scuole, esercito seppur i loro scopi non siano guidati da un’agenda comune.   Tra le quattro fazioni in cui ancora oggi è diviso lo Stato curdo, la fazione più nota continua a essere quella dell’Iraq che rappresenta l’unica zona in cui vi sia stato un riconoscimento dell’identità curda, permettendo così ai curdi di sviluppare e studiare la propria lingua, la loro cultura e la loro identità.



Kurdistan iracheno, una terra che galleggia sul petrolio
Il Kurdistan iracheno galleggia sul petrolio. La sua importanza strategica è dunque enorme: prima della guerra del Golfo da qui venivano estratti un milione e mezzo di barili al giorno, circa il 50 per cento di tutto il petrolio iracheno. Dal 1991 l'area era diventata una delle due "no-fly zone" istituite da Usa e GB per proteggere curdi e sciiti dagli attacchi dell'aviazione di Saddam Hussein. Sotto la copertura aerea angloamericana, la parte nord-orientale del Kurdistan iracheno è gradualmente divenuta autonoma e attualmente è amministrata dal Pdk di Massud Barzani e dall'Upk di Jalal Talabani, che controllano le città di Arbil e Sulemanyia. I due partiti le cui sedi di Arbil sono state colpite oggi con un duplice attentato kamikaze. La comune ostilità verso il regime dell'ex rais iracheno non ha evitato forti rivalità e sanguinose ostilità tra le due formazioni curde, ma con l'ultimo conflitto americano in Iraq, è cominciato un processo di avvicinamento. In ottobre è stato riesumato il "parlamento curdo" regionale di Arbil ed è stata delineata una piattaforma comune per una autonomia della regione nell'ambito di un Iraq democratico, laico e federale. Il Kurdistan iracheno comprende un vasto territorio nell'Iraq nord-orientale di circa 30 mila chilometri quadrati, fra il corso superiore del fiume Tigri e il confine iraniano. Nell'area vivono circa 3,7 milioni di persone, prevalentemente curdi, ma comprendenti anche una minoranza turcomanna (tra 500 mila e un milione di unità) e una più piccola minoranza cristiana assiro-caldea. La maggior parte dei curdi - dai 12 ai 15 milioni - vive in Turchia. Comunità curde sono presenti anche in Iran, in Siria e in Armenia.


(1 febbraio 2004)[2]

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