LA GUERRA NELL'EX YUGOSLAVIA
La “polveriera
d’Europa” degli anni ‘10
Già a inizio Novecento i Balcani erano terra di conflitti.
Il precedente storico è dato dalle guerre balcaniche combattute tra il 1912me
il 1913 da Bulgaria, Grecia, Montenegro e Serbia, inizialmente schierate contro
le forze turche e in seguito in guerra tra loro. Le cause del contendere furono
il crescente nazionalismo e il desiderio di espandersi a spese del moribondo
impero ottomano. Così nel 1912 i quattro Paesi formarono un’alleanza (nota come
Lega Balcanica) muovendo delle operazioni congiunte che portarono a strappare
molte terre dal controllo ottomano. Le ostilità terminarono ufficialmente nel
1913 (anno in cui fu riconosciuta anche l’indipendenza dell’Albania) e sorse il
problema di come spartirsi quei territori. I Bulgari contestarono le
assegnazioni a Grecia e Serbia provocando così lo scoppio della II Guerra
Balcanica attaccando i suoi ex alleati. Nel corso dello stesso anno tale guerra
ebbe termine grazie alla controffensiva serbo-greca e anche agli attacchi
rumeni e turchi nei confronti della Bulgaria. Il trattato di Bucharest sancì il
controllo della Macedonia da parte dei serbi. Tale doppio conflitto, oltre a
causare migliaia di morti, gettò le basi per l’esplodere del nazionalismo
serbo.
“La Serbia è là dove si trova un serbo”[1].
Alla fine della prima guerra mondiale, alcuni politici e
intellettuali slavi della Slovenia, della Croazia, della Bosnia ed Erzegovina e
della Voivodina, fino ad allora appartenenti all'Impero Austro-ungarico, dichiararono
l'indipendenza delle loro terre da Vienna e si costituirono in un'entità
denominata Stato degli Sloveni, dei Croati e dei
Serbi che non ebbe alcun riconoscimento internazionale. Chiesero,
allora, al Regno di Serbia di costruire insieme una nuova
realtà statuale; a questa richiesta aderì anche il Regno del Montenegro, e il 1º dicembre 1918 fu fondato il Regno dei Serbi, dei Croati e degli
Sloveni.
Il 6 gennaio 1929 il re Alessandro I, con un colpo di
Stato, avocò a sé tutti i poteri per sedare i dissidi interni ai
diversi partiti politici e ai gruppi etnici, e cambiò il nome del Paese in Regno di Jugoslavia, portando avanti una
politica di accentramento amministrativo e culturale, cercando di annichilire
tutte le differenze culturali dei popoli che componevano lo Stato. Prima del 1929, il regno era
suddiviso in 33 contee (o comitati: županije) che ricalcavano confini
storici ed erano etnicamente definite. Con l'istituzione del Regno di
Jugoslavia, le contee furono soppresse e vennero create 9 regioni (banati,
in lingua originale al plurale: banovine) che prendevano il nome dai
fiumi che le attraversavano e che erano abitate da più gruppi etnici:
- Banato della Drava (Dravska Banovina), con capitale Lubiana
- Banato della Sava (Savska Banovina), con capitale Zagabria
- Banato del Vrbas (Vrbaska Banovina), con capitale Banja Luka
- Banato del Litorale (Primorska Banovina), con capitale Spalato
- Banato della Drina (Drinska Banovina), con capitale Sarajevo
- Banato della Zeta (Zetska Banovina), con capitale Cettigne
- Banato del Danubio (Dunavska Banovina), con capitale Novi Sad
- Banato della Morava (Moravska Banovina), con capitale Niš
- Banato del Vardar (Vardarska Banovina), con capitale Skopje
La città di Belgrado,
insieme con Zemun
e Pančevo
fu costituita come unità amministrativa separata. A capo delle banovine
fu posto un governatore
di nomina statale.Con il 1929 nasceva, per via della dissoluzione dell’Impero
Austro-Ungarico, il Regno di Yugoslavia che comprendeva 7 diverse regioni con
altrettanti gruppi etnici maggioritari che già in passato avevano fatto
pressioni per ottenere la propria autonomia.
Con la fine della II Guerra Mondiale, a seguito delle elezioni dell'11 novembre 1945, venne dichiarato
decaduto il re Pietro II e costituita la Repubblica Socialista Federale di
Jugoslavia, una dittatura monopartitica che Tito governò come Primo Ministro
tra il 29 novembre 1945
ed il 29 giugno 1963
e come Presidente della Repubblica dal 14 gennaio 1953 fino alla sua morte
(avvenuta il 4 maggio 1980)[2].
Nel mentre erano state effettuate alcune riforme costituzionali. Già con la
riforma del 1974 la costituzione concesse una sorta di autonomia crescente a
sei regioni (compresa la possibilità di secessione[3]).
La morte di Tito permise alle diverse sezioni del partito comunista di
sviluppare delle correnti diverse da quelle decise dalla sezione centrale.
Ma
la scintilla vera e propria che scatenò la devastante guerra che ha
caratterizzato la prima metà degli anni Novanta, provenì dal risultato delle elezioni del 1991 con le
quali venne proclamata l’indipendenza della Slovenia seguita, nello stesso
anno, dalla proclamata indipendenza della Croazia. (v. missione UNPROFOR).
La Bosnia era già un’entità statale multietnica, multiculturale
e multireligiosa.
1992 -> BOSNIA. Le elezioni chiedono l’indipendenza (i serbi
di Bosnia non parteciparono alle elezioni e ciò diede alla Serbia una valida
motivazione per opporsi militarmente). In seguito Croati e Bosniaci si
allearono.
1993 -> Croazia e Serbia si allontanano sempre più.
1995 -> Genocidio Srebrenica.
L'informazione riguardante il
conflitto balcanico in Italia e nei resto dell'Europa stata durante e dopo il
conflitto spesso confusa e pressappochista. Non tutti sanno che poco più di 13
anni fa, poco lontano da casa nostra si è compiuto l'ultimo genocidio europeo
che ha visto lo sterminio nel giro di pochi giorni di circa 8,000 bosniaci,
colpevoli di appartenere alla religione musulmana. Non tutti sanno che ad
assistere immobili a questo crimine ci sono stati alcune centinaia di militari
olandesi dell'ONU. Srebrenica è una piccola cittadina situata nella parte
orientale della Bosnia,abitata da popolazione sia di origine bosniaco-musulmana
che serbo-ortodossa. Prima della guerra a Srebrenica si conviveva in un clima
di perfetta armonia. Era uso comune anche qui, festeggiare tutti insieme le
feste religiose che caratterizzavano i diversi gruppi di appartenenza
religiosa. Certo è vero che negli ultimi anni prima della guerra la propaganda
nazionalista si faceva sempre più forte, ma molti, ancora oggi,l ritengono che
allora fosse impensabile,che tutto ciò avrebbe portato all'eliminazione di migliaia
di persona. Nel 1993, quando la guerra era già cruenta in tutto il paese, le
Nazioni Unite decisero di dichiarare Srebrenica “zona protetta” per bosniaci
musulmani. Vennero inviati dei contingenti militari, dichiarando che gli aiuti
umanitari e la difesa delle zone protette sarebbero stati garantiti, se
necessario, anche con uso della forza da parte dei cosiddetti Caschi blu. Le
condizioni di vita per la migliaia dei bosniaci che si ritrovarono ammassati in
cerca di rifugio a Srebrenica erano evidentemente tragiche: mancanza di acque,
di energia, di cibo. E la paura man mano sempre più concreta che l'esercito
serbo potesse arrivare anche lì. L'11 luglio 1995 la paura divenne realtà:
l'esercito serbo giunse a Srebrenica spingendo la popolazione a cercare
protezione verso la base dell'ONU presidiata da un contingente olandese. I
caschi blu, evidentemente impreparati, reagirono in modo confuso e non
riuscirono a impedire che all'arrivo dell'esercito sebo venisse effettuata la
pulizia etnica funzionale a “ripulire” Srebrenica dalla popolazione non serba.
Le vittime furono più di 8.000 il genocidio venne riconosciuto dal Tribunale
Penale Internazionale per la Ex-Jugoslavia sancendo da una parte il
riconoscimento dei crimini nei confronti del musulmani, ma d'altra parte
aprendo una serie dei dibattiti, in particolare riguardanti l'impunità di molti
criminali e le responsabilità delle Nazioni Unite. Srebrenica oggi in Bosnia è
un tema ancora molto dibattuto, purtroppo a volte strumentalizzato dai leader
politici dei partiti bosniaco-musulmani, a volte negato da alcune fazioni
serbo-bosniache. L'impressione è che sia ancora presto per metabolizzare a
livello di nazione, quello che è accaduto, non solo a Srebrenica, ma in tutto
il paese.
ACCORDI DAYTON: Si ipotizza la nascita di una Bosnia composta da
due entità (B.musulmana – B.Serba)
Escalation del conflitto
- 4 maggio 1980. Muore Josip Broz Tito che per oltre trent’anni aveva tenuta unita la Jugoslavia.
- 8 maggio 1989. Slobodan Milosevic diventa presidente della Repubblica di Serbia dopo aver promosso una riforma che toglieva ogni autonomia al Kosovo.
- 25 giugno 1991. La Croazia e la Slovenia si dichiarano indipendenti dalla Repubblica Socialista Federale della Jugoslavia.
- 27 giugno – 6 luglio 1991. Scoppia la guerra dei dieci giorni: l’esercito jugoslavo attacca senza successo la Slovenia.
- 25 agosto 1991. Serbi attaccano la città di Vukovar, cingendola d’assedio nelle settimana seguenti.
- 5 aprile 1992. Le forze serbe cingono d’assedio Sarajevo, che resterà sotto scacco per quasi 4 anni.
- 6 maggio 1993. L’Onu istituisce varie “zone protette” in Bosnia ed Erzegovina, tra cui Sarajevo e Srebrenica.
- 9 novembre 1993. A Mostar (Bosnia ed Erzegovina) l’artiglieria croata distrugge lo Stari Most, ponte di pietra del XVI secolo.
- 5 febbraio 1994. Strage del mercato di Markale a Sarajevo.
- 11 luglio 1995. Le truppe serbe penetrano a Srebrenica e in una settimana massacrano oltre 8000 musulmani.
- 28 agosto 1995. Il secondo attentato dei serbi al mercato di Sarajevo provoca la morte di 39 civili.
- 21 novembre 1995. A Dayton, Ohio, viene stipulato l’accordo di pace tra bosniaci, croati e serbi.
[1]
Frase che Milosevic amava ripetere.
[2]
Maria Dicosola, url
= http://books.google.it/books?id=3ojn9qtWOUcC&pg=PA135, Giuffrè Editore, 2010.
[3]
Alcune avevano già dato avvio a governi indipendenti.
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